Significato di “transfobia”

Etimologia

Il termine “transfobia” sembrerebbe rinviare al latino “trans” (“al di là, attraverso”) e al greco “fobos” (paura). Quindi, letteralmente significherebbe qualcosa come “paura di ciò che va oltre”. È chiaro però che non è questo il significato abituale del termine.

L’etimologia che ci avvicina al significato usuale (e giuridico) è quella che riferisce il prefisso “trans” a “transessuale” o “transgender”. Si tratterebbe quindi di “paura/fobia del transessuale/transgender”. Tuttavia, nemmeno questo significato corrisponde esattamente a quello in uso a livello giuridico.

Definizioni

Il riferimento al termine “fobia” fa pensare ad una paura ossessiva o comunque ad una “fobia” riconosciuta dalla psicologia. In realtà, si tende a escludere che la transfobia corrisponda a una fobia in senso proprio. Peraltro, la transfobia non è una fobia contenuta nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM) dell’American Psychiatric Association, o nell’International Classification of Diseases (ICD), curata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità.

La transfobia non fa riferimento a un orientamento sessuale (diversamente dall’omofobia). Essa implica, come l’omofobia, una “avversione” che sarebbe fondata sul “pregiudizio” ma non è sempre chiaro l’oggetto preciso di questa avversione. Infatti, il prefisso “trans” può essere riferito tanto a “transessuale” quanto a “transgender” (oppure qualche volta semplicemente a “trans”, con significato autonomo). Sembra che si stia affermando una definizione sempre più ampia di transfobia. Molti attribuiscono al termine il senso di “avversione e paura nei confronti dei transessuali”. Tuttavia, il significato è in realtà molto più ampio perché comprende ormai, da una parte, anche l’avversione nei confronti della “transessualità, e dall’altra, l’avversione nei confronti dei transgender e del transgenderismo.

Alcuni studiosi hanno definito la transfobia in maniera ampia come un “disgusto emotivo nei confronti di individui che non si conformano alle aspettative di genere della società” (Hill e Willooghby, 2005). Secondo Hill (2002), la transfobia sarebbe il risultato del “genderismo”, cioè della convinzione che ci siano due generi sessuali legati prevalentemente al sesso biologico. (Una convinzione che è probabilmente condivisa dalla maggior parte della popolazione mondiale).

È da notare che alcune definizioni ampie di “omofobia” includono anche la transfobia. Ad esempio, la nota Risoluzione del Parlamento Europeo contro l’omofobia del 2006 definisce l’omofobia come un’avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità e delle persone LGBT in generale. Essa quindi comprende, almeno in parte, anche la transfobia e la bifobia (l’ostilità verso le persone bisessuali).

Nozioni presupposte e prospettiva di genere

Dal punto di vista logico, la transfobia presuppone altre definizioni come quelle di “transessuale”, di “transgender” e di “genere”. Il transessuale si distingue certamente dal transgender ma non sembra esserci unanimità sul come si distingue. Per capire occorre preliminarmente introdurre la nozione di “genere” e di “identità di genere”.

Nella prospettiva di genere, il genere viene distinto (anzi, separato) dal sesso biologico. Il sesso biologico si riferisce a un insieme di caratteristiche naturali, che derivano dall’elemento genetico (cromosomi XX o XY) e che toccano la morfologia, le funzioni del corpo, gli ormoni, ecc. Il “genere”, invece, sarebbe piuttosto un prodotto sociale, consistente nell’insieme di caratteristiche che la società riterrebbe attribuibili alle donne e agli uomini (essere uomo e comportarsi da uomo, essere donna e comportarsi da donna).

Identità di genere, transessuale, transgender

Quando dalla “percezione sociale” si scende alla “percezione individuale” incontriamo l'”identità di genere”. Essa sarebbe la percezione soggettiva di appartenere a un genere, piuttosto che a un altro, indipendentemente dal sesso biologico. “Transessuale” è la persona che ha un’identità di genere contrastante con il proprio sesso biologico e che decide di procedere a una modificazione dei caratteri sessuali – approdando qualche volta alla modificazione chirurgica dei genitali – con l’intento di transitare verso il genere opposto.

La nozione di “transgender” invece, talvolta rappresenta un termine ombrello che include la species di “transessuale”: rappresenterebbe cioè ogni ipotesi di contrasto tra l’identità di genere e il sesso biologico (anche senza modificazioni oggettive di alcun tipo). Il significato può essere ampliato in riferimento a ogni ipotesi di non conformità rispetto alle aspettative sociali di genere, non solo quanto all’identità di genere ma anche in relazione ai comportamenti, ai modi di essere, ai modi di vestirsi.

In alcuni casi, si preferisce usare semplicemente il termine “trans“, piuttosto che “transgender”, per riferirsi alla categoria comprensiva anche dei transessuali (nonché dei transgender e dei travestiti). Altre volte, transgender viene distinto da transessuale in quanto nel primo caso il contrasto tra identità di genere e sesso biologico non porterebbe a ricercare una modificazione oggettiva dei caratteri corporei. Le persone transgender possono anche essere “non binarie” se non si riconoscono né come maschi né come femmine oppure si identificano sia come maschi sia come femmine.

Presupposti storici e medici

Come per l’omofobia – anche la riflessione sulla transfobia ha subito l’influenza dei cambiamenti avvenuti in campo medico e psicologico. La quinta edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-5), pubblicata dall’American Psychiatric Association (APA), ha sostituito l’espressione “gender identity disorder” con “gender dysphoria” (disforia di genere).

Ciò significa che la non conformità di genere non è più considerata dall’APA in sé stessa un disordine mentale. Invece, l’elemento decisivo della diagnosi di disforia di genere è da rinvenirsi nella presenza di un disagio significativo associato alla condizione di non conformità. In altre parole, colui che si percepisce stabilmente di un genere diverso da quello indicato dal sesso biologico non è più ritenuto dall’APA, in sé e per sé, affetto da una condizione problematica dal punto di vista psicologico.

Sulla stessa linea di pensiero si è mossa più recentemente l’Organizzazione Mondiale della Sanità (WHO), la quale ha rimosso tutti i riferimenti al fenomeno “trans” dal capitolo dedicato ai disordini mentali e comportamentali dell’International Classification of Diseases (ICD-11) del 2018. L’organizzazione ha quindi depatologizzato l’identità transessuale/transgender. Pertanto, l'”incongruenza di genere” è stata spostata in un nuovo capitolo denominato “Condizioni relative alla salute sessuale”.

Criticità delle definizioni di transfobia

Alcune criticità che emergono dalle definizioni comunemente fornite di transfobia sono le seguenti:

  • l’etimologia del termine è fuorviante. Il riferimento alla “fobia” potrebbe far pensare alla necessità di un aspetto “ossessivo” o patologico nelle manifestazioni di transfobia.
  • il concetto assume talvolta un’ampiezza eccessiva. Se definita come avversione nei confronti delle persone che non si conformano alle aspettative di genere, comprenderebbe anche “l’omofobia”.
  • il termine è indeterminato. L’indeterminatezza si rileva in relazione tanto all’incertezza su quale sia la nozione di riferimento (transessuale, transgender, trans), quanto al fatto che quelle stesse nozioni presupposte non sono sempre ben delineate.
  • il concetto di transfobia comprende due fenomeni molto diversi tra di loro: l’odio e l’ostilità verso le persone trans, da una parte, e gli atteggiamenti critici verso le pratiche, scelte o convinzioni legate alle identità trans. L’ostilità verso le persone non può dedursi dall’atteggiamento critico o dal c.d. “genderismo”. Molti studi mostrano che questa distinzione è importante anche nella pratica (Mak e Tsang, 2008; Rodriguez-Seijas, 2014).

Reazioni

A livello politico e sociale, l’attivismo LGBT considera come “transfobia” non solo la violenza e le discriminazioni individuali contro persone transgender ma anche le politiche o le dichiarazioni che non riconoscono (o che criticano) le identità di genere trans.

Ad esempio, il Parlamento ungherese fu accusato di “transfobia” a livello internazionale per avere vietato, nel mese di maggio 2020, la registrazione del cambio di sesso nello stato civile. In Ungheria, pertanto, non è più possibile il riconoscimento giuridico delle identità “transgender” (cioè di identità di genere contrastanti con il sesso biologico). La novella legislativa approvata dal parlamento ungherese (art. 33 della legge T/9934) ha reso immodificabile l’iscrizione basata sul sesso biologico di nascita.

La creatrice di Harry Potter, J.K. Rowling, è stata accusata di transfobia (giugno 2020) per aver criticato pubblicamente la nozione di “identità di genere”. In altre parole, la Rowling ha messo in discussione che una persona sia realmente “donna” solo perché si percepisce come tale (identità di genere femminile) e non piuttosto sulla base del suo sesso. Questa idea, secondo la scrittrice, potrebbe portare anche alla discriminazione e alla violenza contro le vere donne. In questo senso, ha denunciato i pericoli che corrono tutte le donne «quando apri le porte dei bagni e degli spogliatoi a qualsiasi uomo che crede di essere o si sente una donna».

Legge contro la transfobia

In Italia non esiste una legge penale specifica contro fenomeni di transfobia. Tuttavia, sono molti i progetti di legge presentati contro l’omofobia e la transfobia (oppure contro violenze e discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale o l’identità di genere). I più discussi sono stati il “ddl Scalfarotto” e la proposta “Zan”. Vi sono anche leggi regionali contro l’omofobia e la transfobia.

Puoi approfondire nell’articolo dedicato l’argomento delle leggi contro l’omofobia e la transfobia.

Giornata contro la transfobia

Il 17 maggio è stata istituita – da parte di un apposito Comitato Internazionale – la “Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia”. Essa è stata riconosciuta ufficialmente nell’ambito dell’Unione Europea in alcune risoluzioni del Parlamento Europeo. La Giornata è anche conosciuta mediante l’acronimo inglese IDAHOBIT (corrispondente a International Day Against Homophobia, Biphobia and Transphobia).

In Italia, alcuni progetti di legge di contrasto all’omotransfobia hanno proposto di riconoscere ufficialmente questa ricorrenza. Ad esempio, la proposta A.C. 2171 (Perantoni e altri), presentata nel corso della XVIII legislatura. Il testo unificato “Zan-Boldrini-Scalfarotto”, depositato in Commissione Giustizia della Camera il 30 giugno 2020, mira a riconoscere il giorno 17 maggio quale “Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia”.

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