Definizione

L’orientamento sessuale (in inglese: sexual orientation) è definito dall’American Psychological Association (APA) come una disposizione stabile a essere attratto emotivamente, romanticamente e/o sessualmente da uomini, donne o da entrambi i sessi.

L’orientamento sessuale si riferisce anche al sentimento di “identità” conseguente a quell’attrazione, ai comportamenti connessi e alle relazioni con altre persone che condividono la medesima attrazione.

Quali e quanti orientamenti sessuali?

Sempre secondo l’APA, l’orientamento sessuale di ciascuno può situarsi su una linea continua che va dall’attrazione esclusiva verso persone del sesso opposto all’attrazione esclusiva verso quelle dello stesso sesso.

Tuttavia, vengono di solito enumerati tre orientamenti sessuali fondamentali: omosessuale (gay/lesbica), eterosessuale e bisessuale. Non manca però chi amplia la categoria degli orientamenti sessuali, includendo altri orientamenti, quali la “pansessualità”, oppure chi contesta la fondatezza e l’utilità di tutte queste definizioni (cf. Graglia).

Origine dell’orientamento sessuale

Non vi è alcun consenso scientifico in ordine alle precise cause dell’attrazione omosessuale o bisessuale. Vi sono state ricerche sulle influenze genetiche, ormonali, psicologiche, culturali e sociali ma non è possibile affermare che l’orientamento sessuale sia determinato da uno o alcuni fattori.

Orientamento sessuale e diritto italiano

Costituzione

La Costituzione italiana (art. 3) menziona esplicitamente il sesso ma non l’orientamento sessuale, in relazione ai diritti inviolabili dell’uomo e tra le ragioni per le quali è vietata la discriminazione.

Giurisprudenza e dottrina

Tuttavia, gli articoli 2 e 3 della Costituzione sono stati oggetto di una certa riflessione giurisprudenziale e dottrinale che li ha messi in relazione con l’orientamento sessuale della persona. La Corte costituzionale, nella sentenza n. 138/2010, affermò che la relazione di coppia omosessuale – pur non essendo equiparabile al matrimonio – fosse da ricomprendere tra le “formazioni sociali” ove si svolge la personalità dell’uomo di cui all’art. 2 Cost. Riconobbe alle persone dello stesso sesso “il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri”. Per questa via la Corte riconobbe all’orientamento sessuale (omosessuale) una tutela costituzionale, almeno nel suo aspetto relazionale e sociale.

La Corte di cassazione ha riconosciuto l’omosessualità come “condizione dell’uomo degna di tutela, in conformità ai precedenti costituzionali”. Ha affermato che la libertà sessuale deve essere “intesa anche come libertà di vivere senza condizionamenti e restrizioni le proprie preferenze sessuali” in quanto “espressione del diritto alla realizzazione della propria personalità, tutelato dall’articolo 2 della Costituzione” (Cass. civ. sez. I, 25 luglio 2007, n. 16417).

In relazione all’art. 3 della Costituzione, la dottrina sembra ammettere pacificamente che l’orientamento sessuale sia ricompreso tra le “condizioni personali” menzionate nel medesimo articolo come fattore in base al quale è vietata, genericamente, la discriminazione.

Casi di discriminazione nella giurisprudenza

Oltre alle dichiarazioni di principio della Corte costituzionale e della Cassazione di cui sopra, in Italia la giurisprudenza – benché non abbia enucleato chiaramente i concetti di omofobia e di transfobia – si è occupata più volte di fenomeni discriminatori basati sull’orientamento sessuale (e talvolta sull’identità di genere). Una delle prime forme di omofobia che i giudici hanno incontrato è stata quella straniera: cioè quelle discriminazioni che alcune persone straniere dichiaravano di subire nel loro paese di origine, sotto forma di persecuzione, reale o presunta, a causa del loro orientamento sessuale.

I giudici italiani hanno affrontato poche altre volte casi di discriminazioni, sia da parte di privati che da parte dell’amministrazione pubblica, ai danni di persone in ragione del loro orientamento omosessuale (scopri i casi concreti e approfondisci la questione con il nostro E-book).

Legislazione

A livello legislativo, a più riprese il legislatore italiano si è occupato di discriminazioni contro le persone LGBT. L’espressione “orientamento sessuale” ricorre più volte nelle normative, anche se non viene fornita una definizione.

In materia di discriminazione sul luogo di lavoro per motivi inerenti all’orientamento sessuale si può fare riferimento al: decreto legislativo n. 216 del 2003; articolo 15 dello Statuto dei lavoratori; legge n. 300 del 1970; art. 7 del Testo unico in materia di pubblico impiego; decreto legislativo n. 165 del 2001 (Norme generali sull’ordinamento del lavoro alle dipendenze delle amministrazioni pubbliche) ; articolo 10 del decreto legislativo n. 276 del 2003; art. 1468 del Codice dell’ordinamento militare; decreto legislativo n. 66 del 2010; art. 21 del decreto legislativo n. 183 del 2010, in materia di Comitati Unici di Garanzia per le pari opportunità, la valorizzazione del benessere di chi lavora e contro le discriminazioni. Nel Codice della privacy (d.lgs. n. 196 del 2003, modificato dal recente D.lgs. n. 101 del 2018) troviamo un riferimento ai dati relativi alla vita sessuale e all’orientamento sessuale della persona.

In ordine alle leggi regionali contro le discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e alle norme penali (o progetti di legge in materia penale) contro le violenze e le discriminazioni fondate sull’orientamento sessuale leggi l’articolo sulla legge contro l’omofobia oppure ottieni l’e-book sui Reati di omofobia e transfobia.

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