L’omofobia in sintesi. È solitamente definita come l’avversione nei confronti delle persone omosessuali o dell’omosessualità, fondata sul pregiudizio. Non corrisponde ad una vera e propria “fobia”. Secondo il Parlamento Europeo è una paura e un’avversione irrazionale contro le persone LGBT in generale. Sono stati presentati molti progetti di legge di contrasto all’omofobia e alla transfobia ma nessuna legge penale è stata ancora approvata. Generalmente, i progetti di legge mirano ad aggiungere ai reati previsti dalla c.d. “Legge Mancino” (artt. 604 bis e ter c.p.) quelli commessi per motivi fondati sull’omotransfobia oppure sull’orientamento sessuale e l’identità di genere.

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Indice

Significato di “omofobia”

Etimologia

Il termine “omofobia” sembrerebbe derivare dal greco “homos [omoios]” (stesso, medesimo) e “fobos” (paura). Quindi, letteralmente significherebbe “paura dello stesso”. È chiaro però che non è questo il significato che di solito si attribuisce al termine.

L’etimologia che ci avvicina al significato usuale (e giuridico) è quella che riferisce il prefisso “omo” a “omosessuale”. Si tratterebbe quindi di “paura/fobia dell’omosessuale”. Tuttavia, nemmeno questo significato corrisponde esattamente all’uso comune.

Definizioni

L’omofobia viene spesso definita come una “paura e un’avversione ossessiva per gli omosessuali e l’omosessualità”. Il riferimento alla paura e all’aspetto “ossessivo” farebbe pensare a una vera e propria “fobia”, come tale riconosciuta dalla psicologia. In realtà, la questione è molto discussa e si tende a escludere che l’omofobia si riferisca a una fobia in senso proprio. Del resto, l’omofobia non si trova nelle classificazioni internazionali di patologie né nei manuali più utilizzati dagli psichiatri.

L’omofobia è definita, più precisamente, come “l’avversione nei confronti degli omosessuali e dell’omosessualità, fondata sul pregiudizio”. Talvolta, ricomprende l’avversione per le persone LGBT in generale. Sono stati proposti dagli studiosi termini diversi, che non si riferiscono alla “fobia” e che tendono ad assumere un significato più comprensivo. Ad esempio: “omonegativismo” (Hudson & Ricketts), “omosessismo” (Hansen), “eterosessismo” (Herek) o “omonegatività”.

Questi termini intendono abbracciare l’intero spettro dei sentimenti o convinzioni negativi verso l’omosessualità, che si presume possano sfociare in discriminazioni o violenza a danno delle persone omosessuali.

Omofobia interiorizzata

Nemmeno le persone omosessuali sarebbero immuni, del resto, all’omofobia. Essa può essere “interiorizzata”. L’omofobia interiorizzata è definita dall’Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali come: “forma di omofobia spesso non cosciente, risultato dell’educazione e dei valori trasmessi dalla società, di cui a volte sono vittima le stesse persone omosessuali”.

Breve storia del termine

Storicamente, l’interesse scientifico si spostò dall’omosessualità all’omofobia soprattutto dopo che l’omosessualità, nel 1973, fu derubricata dal Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM) dell’American Psychiatric Association. Il neologismo “omofobia” fu coniato dallo psicologo clinico George Weinberg che, nel suo libro Society and the Healthy Homosexual, pubblicato nel 1972, adoperò il termine per indicare una vera “fobia”, benché “atipica”.

Negli anni successivi, tuttavia, la ricerca si allontanò progressivamente dalla connotazione clinica. Haaga (1991) distinse l’omofobia dalle altre comuni fobie, evidenziando che le emozioni che accompagnano l’una e le altre sarebbero diverse: la paura e l’ansia per queste ultime, l’odio e la rabbia per la prima. Inoltre, notò come di solito le persone vivano la loro fobia come irragionevole mentre l’omofobia sarebbe ritenuta, dalla persona che ne è affetta, giustificata e condivisibile.

Il termine ha assunto progressivamente una valenza più ampia, in larga parte coincidente con alcuni dei neologismi proposti per sostituirlo (come “omonegatività” o “eterosessismo”). La tendenza a considerare, non tanto un presunto profilo clinico-patologico ma la dimensione di “avversione”, “pregiudizio”, “ostilità”, ha indotto ad allargare il campo semantico dello stesso termine “omofobia”, che oggi non è più solitamente riferito alla “fobia” cui etimologicamente rimanda.

L’omofobia secondo il Parlamento Europeo

Il Parlamento Europeo è intervenuto molte volte sul tema dell’omofobia. In particolare, la Risoluzione del Parlamento europeo sull’omofobia in Europa, del 2006, fornì una sorta di definizione-modello in materia di contrasto all’omofobia. La definizione di omofobia è molto ampia: «una paura e un’avversione irrazionale nei confronti dell’omosessualità e di gay, lesbiche, bisessuali e transessuali (GLBT), basata sul pregiudizio e analoga al razzismo, alla xenofobia, all’antisemitismo e al sessismo».

La Risoluzione menziona una serie di fenomeni nei quali si manifesterebbe in modo particolare l’omofobia: «discorsi intrisi di odio e istigazioni alla discriminazione, dileggio, violenza verbale, psicologica e fisica, persecuzioni e omicidio, discriminazioni in violazione del principio di uguaglianza, limitazioni arbitrarie e irragionevoli dei diritti, spesso giustificate con motivi di ordine pubblico, libertà religiosa e diritto all’obiezione di coscienza».

Criticità delle definizioni di omofobia

Si possono segnalare alcune criticità nelle definizioni comunemente fornite di omofobia:

  • l’etimologia del termine è fuorviante. L’elemento “fobia” esercita ancora una certa influenza su molte definizioni. Ciò porta a dubitare sulla necessità di una dimensione “ossessiva” e “irrazionale” nelle manifestazioni di omofobia.
  • il concetto assume spesso un’ampiezza eccessiva. Talvolta assorbe anche la transfobia.
  • l’oggetto non è determinato in modo unanime. Poiché l’ampiezza della definizione è variabile, è incerta anche la sua applicazione pratica.
  • il concetto di omofobia comprende due fenomeni molto diversi tra di loro: l’odio e l’ostilità verso le persone LGBT, da una parte, e gli atteggiamenti critici verso le tendenze, pratiche o identità sessuali di minoranza. La distinzione non è solo teoricamente rilevante. Molti studi mostrano che essa è importante anche nella pratica (Mak e Tsang, 2008; Rodriguez-Seijas, 2014). In altre parole, le persone che manifestano avversione o atteggiamenti critici nei confronti delle condizioni di omosessualità o transessualità non mostrano – mediamente – una significativa propensione ad aggredire, offendere o discriminare le persone LGBT.

Situazione in Italia

L’Italia viene spesso considerata un paese fortemente omofobo. Anche a livello politico, la c.d. “emergenza omofobia” – cioè il fatto che le persone LGBT subirebbero un impressionante numero di aggressioni – è spesso invocata per sostenere la necessità di introdurre nuovi reati di omofobia e transfobia.

In alcune ricerche che si focalizzano sull’omofobia “culturale” o “istituzionale”, il grado di omofobia in Italia risulta alta (ad es. statistiche di ILGA-Europe). Tuttavia, queste ricerche riflettono in gran parte le aspettative culturali e politiche dell’associazionismo LGBT. Non sembra, invece, che in Italia vi sia una particolare diffusione di atti violenti o offensivi verso persone LGBT. Il numero di episodi omotransfobici segnalati all’Osservatorio per la Sicurezza contro gli Atti Discriminatori (OSCAD) è molto contenuto. Molti obiettano che le statistiche non catturano la grande maggioranza degli episodi a causa dell’under-reporting (il c.d. “numero oscuro”).

In ogni caso, le ampie ricerche della Fundamental Rights Agency dell’Unione Europea (2014, 2020) – le quali utilizzano un metodo uniforme per tutti i paesi europei – collocano l’Italia tra i paesi più sicuri d’Europa per le persone LGBT per quanto riguarda concreti episodi di violenza, minaccia e discriminazione.

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Legge contro l’omofobia

Alcuni progetti di legge contro l’omofobia e la transfobia hanno attirato l’attenzione della politica e dell’opinione pubblica. È il caso della c.d. “legge Zan” (in realtà, la proposta di legge dell’On. Zan) nella XVIII legislatura e del “ddl Scalfarotto” nella XVII legislatura.

Esistono diverse leggi contro l’omofobia a livello regionale che mirano a combattere le discriminazioni contro persone LGBT soprattutto in ambito lavorativo. Ad esempio: nella Regione Toscana, la legge regionale del 15 novembre 2004, n. 63, intitolata “Norme contro le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere”. Nella Regione Emilia-Romagna, la più recente legge regionale 1° agosto 2019, n. 15, “contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere”.

Dal punto di vista del diritto penale, l’omofobia e la transfobia interessano principalmente in quanto genererebbero condotte socialmente dannose o pericolose (o ritenute tali). Nascono così i “reati di omofobia e di transfobia”. Si tratta o di condotte delittuose definite dal motivo omotransfobico oppure di condotte che già costituiscono reato ma che sono aggravate dalla finalità o dal motivo omotransfobico. Questi reati vengono di solito ricondotti alla tipologia più generale dei “delitti d’odio”, cioè quei reati motivati da odio o pregiudizio verso una particolare categoria di persone.

In Italia, non esiste una legge penale specificamente contro l’omofobia o la transfobia. Vi sono stati però molti progetti di legge che mirano a introdurre nel quadro della c.d. “Legge Mancino” (attualmente, negli articoli 604 bis e ter del Codice penale) i reati di istigazione alla discriminazione, di atti di discriminazione, nonché di istigazione, commissione o provocazione alla violenza per motivi fondati sull’omofobia o sulla transfobia, oppure sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere.

Tutele già esistenti per le persone omosessuali e transessuali

In ogni caso, le persone LGBT sono tutelate dalla legge penale come tutte le altre persone. Il Codice penale punisce gli atti di violenza, contro la libertà, contro il patrimonio, contro la reputazione e contro altri diritti costituzionalmente rilevanti a prescindere dalle tendenze o identità sessuali (che siano di minoranza o di maggioranza).

Molti giuristi e una parte della giurisprudenza ritengono, inoltre, che un reato commesso in ragione dell’orientamento sessuale della vittima possa essere punito più gravemente già oggi, applicando l’aggravante dei motivi “abietti o futili”, di cui all’art. 61 n. 1 c.p.

Giornata contro l’omofobia

Il 17 maggio è stata istituita – da parte di un apposito Comitato Internazionale – la “Giornata internazionale contro l’omofobia, la bifobia e la transfobia”. Essa è stata riconosciuta ufficialmente nell’ambito dell’Unione Europea in alcune risoluzioni del Parlamento Europeo. La Giornata è anche conosciuta mediante l’acronimo inglese IDAHOBIT (corrispondente a International Day Against Homophobia, Biphobia and Transphobia).

In Italia, alcuni progetti di legge di contrasto all’omotransfobia hanno proposto di riconoscere ufficialmente questa ricorrenza. Ad esempio, la proposta A.C. 2171 (Perantoni e altri), presentata nel corso della XVIII legislatura. Il testo unificato “Zan-Boldrini-Scalfarotto”, depositato in Commissione Giustizia della Camera il 30 giugno 2020, mira a riconoscere il giorno 17 maggio quale “Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia”.

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