La legge contro l’omofobia è spesso al centro del dibattito politico e mediatico in Italia. Molti si chiedono cosa prevedano i progetti di legge “Zan” e “Scalfarotto” e cosa si intenda con “reati di omotransfobia”. Scopriamo tutto su queste normative e su altri disegni di legge…

(Puoi anche ottenere l’Ebook più completo sui Reati di omofobia e transfobia cliccando qui!)

Indice

Cosa si intende per “legge contro l’omofobia”?

Per “legge contro l’omofobia” (oppure “anti omofobia”) si intende una legge che interviene contro atti illeciti commessi per “omofobia“, cioè per avversione nei confronti delle persone omosessuali o dell’omosessualità. Spesso l’omofobia è intesa in senso ampio e le leggi mirano a tutelare tutte le persone LGBT (lesbiche, gay, bisessuali, transgender).

Talvolta queste leggi mirano a contrastare anche la “transfobia”, cioè l’avversione nei confronti dei transessuali e transgender. Perciò vengono individuate come leggi contro “l’omotransfobia”. In questa espressione è compresa anche la “bifobia”, cioè l’avversione per i bisessuali. Altre volte le normative tutelano tutti gli orientamenti sessuali e le identità di genere.

I reati di omofobia e transfobia

I reati di omotransfobia corrispondono:

  • a condotte illecite punite dalla legge penale proprio in quanto definite dal motivo omotransfobico.
  • Oppure a condotte che già costituiscono reato ma che sono aggravate dalla finalità o dal motivo omotransfobico.

Questi reati vengono di solito ricondotti alla tipologia più generale dei “delitti d’odio“, cioè quei reati motivati da odio o pregiudizio verso una particolare categoria di persone. Talvolta vengono assimilati ai reati motivati da odio razziale o etnico.

I progetti di legge contro l’omofobia e la transfobia in materia penale in Italia

In Italia non esiste una legge penale specificamente contro l’omofobia o la transfobia. Dunque, non esistono “reati” di omofobia e di transfobia. Tuttavia, molti progetti di legge sono stati presentati negli anni. Alcune proposte hanno attirato l’attenzione della politica e dell’opinione pubblica. È il caso della c.d. “legge Zan” (in realtà, la proposta di legge dell’On. Zan) nella XVIII legislatura e del “ddl Scalfarotto” nella XVII legislatura.

La maggior parte dei progetti di legge mira a introdurre, nel quadro della c.d. “Legge Mancino” (attualmente, soprattutto negli articoli 604 bis e ter del Codice penale), i reati di istigazione alla discriminazione, di atti di discriminazione, nonché di istigazione, commissione o provocazione alla violenza per motivi fondati sull’omofobia o sulla transfobia, oppure sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere.

Progetti nella XVIII legislatura

In entrambi i rami del Parlamento, sono stati presentati diversi progetti di legge anti omofobia.

Alla Camera dei deputati

  • Gli onorevoli Boldrini e Speranza hanno presentato la proposta A.C. 107, “per il contrasto dell’omofobia e della transfobia nonché delle altre discriminazioni riferite all’identità sessuale”. La “identità sessuale” è definita come “l’insieme, l’interazione o ciascuna delle seguenti componenti: sesso biologico, identità di genere, ruolo di genere e orientamento sessuale”. La proposta riproduce con alcune modificazioni e integrazioni l’originale proposta “Scalfarotto” (A.C. 245) della XVII legislatura.
  • L’On. Scalfarotto ha presentato alla Camera la proposta A.C. 868. Essa riprende molti elementi del disegno di legge “Scalfarotto” della XVII legislatura. Nella sostanza, la proposta A.C. 868 inserisce i motivi “fondati sull’omofobia o sulla transfobia” nel contesto dell’art. 604 bis c.p. e le finalità di discriminazione o di odio “fondato sull’omofobia o transfobia” nell’art. 604 ter.
  • La proposta A.C. 2171 (Perantoni e altri) inserisce i motivi fondati sull’orientamento sessuale e l’identità di genere tra quelli contemplati all’art. 604 bis c.p.. Nella stessa ottica, interviene anche sulla circostanza aggravante dell’art. 604 ter c.p.
  • La deputata Bartolozzi ha presentato la proposta di legge A.C. 2255. Essa si focalizza sul contrasto alla violenza e alla discriminazione “per motivi di genere”. Altra particolarità di questa proposta è che intende modificare anche la prima parte del primo comma, lettera (a), dell’articolo 604 bis, ampliando il reato integrato dalla “propaganda di idee”. Sarebbe punito anche chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio di genere.

Al Senato della Repubblica

  • Al Senato, l’onorevole Cirinnà ha presentato il disegno di legge A.S. 59, “Disposizioni in materia di contrasto alle discriminazioni motivate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere”. Il disegno intende modificare gli articoli 604 bis e ter c.p. aggiungendo i motivi “relativi all’orientamento sessuale o all’identità di genere” a quelli già previsti dalla vigente normativa. Inoltre, introduce le “finalità di discriminazione o di odio … fondato sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere” nel caso dell’art. 604 ter. Definisce l’identità di genere come “la percezione che una persona ha di sé come rispondente ad un genere, anche se non corrispondente al proprio sesso biologico”.
  • La senatrice Maiorino ha presentato il disegno di legge A.S. 1176. Inserisce “l’omofobia” e la “transfobia” tra i motivi dei reati di cui all’art. 604 bis e tra le finalità di cui all’art. 604 ter del codice penale. Inoltre, il disegno di legge include l’ipotesi della persona offesa dai delitti di omotransfobia tra quelle per le quali è ammissibile il patrocinio a spese dello Stato. Infine, istituisce la “Giornata nazionale contro le discriminazioni determinate dall’orientamento omosessuale, bisessuale o dall’identità di genere”.

La proposta “Zan”

L’On. Zan ha presentato alla Camera dei deputati – il 2 maggio 2018 – la proposta di legge A.C. 569. È su questa proposta che si è concentrato maggiormente il dibattito pubblico, fino alla presentazione di un testo unificato dei diversi progetti di legge in esame alla Camera. La proposta reca “Modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, in materia di violenza o discriminazione per motivi di orientamento sessuale o identità di genere”.

L’introduzione al progetto fa leva sul presunto “esponenziale aumento nel numero e nella gravità di atti di violenza nei confronti di persone omosessuali e transessuali […] una vera e propria escalation dei crimini d’odio legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere, azioni di violenza inaudita”.

Contenuto della proposta Zan

Ai sensi della proposta “Zan”, sarebbero puniti dalla legge penale:

  • con la reclusione fino ad un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, “oppure fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere;
  • con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, in qualsiasi modo e per gli stessi motivi, istiga a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza.

Inoltre, la proposta Zan mira a vietare ogni organizzazione, associazione, movimento o gruppo “avente tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per motivi […] fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”.

Infine, il progetto intende modificare la circostanza aggravante di cui all’art. 604 ter c.p. Applica l’aumento fino alla metà della pena anche ai reati commessi per finalità di discriminazione o di odio etnico, nazionale, razziale o religioso, oppure fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi che hanno tra i loro scopi le medesime finalità.

La proposta A.C. 569 “Zan”, abbinata alle proposte A.A.C. 107, 868, 2171, 2255, è stata assegnata alla II Commissione Giustizia della Camera in sede referente il 7 ottobre 2019. L’esame in Commissione è iniziato il 24 ottobre 2019.

Reazioni

La Conferenza Episcopale Italiana, in un comunicato del 10 giugno 2020, si è espressa contro i progetti di legge anti omotransfobia. La CEI ha premesso che «Le discriminazioni – comprese quelle basate sull’orientamento sessuale – costituiscono una violazione della dignità umana, che – in quanto tale – deve essere sempre rispettata nelle parole, nelle azioni e nelle legislazioni». Ha dichiarato che «un esame obiettivo delle disposizioni a tutela della persona, contenute nell’ordinamento giuridico del nostro Paese, fa concludere che esistono già adeguati presidi con cui prevenire e reprimere ogni comportamento violento o persecutorio».

Su queste basi i vescovi hanno concluso: «Questa consapevolezza ci porta a guardare con preoccupazione alle proposte di legge attualmente in corso di esame presso la Commissione Giustizia della Camera dei Deputati contro i reati di omotransfobia: anche per questi ambiti non solo non si riscontra alcun vuoto normativo, ma nemmeno lacune che giustifichino l’urgenza di nuove disposizioni. Anzi, un’eventuale introduzione di ulteriori norme incriminatrici rischierebbe di aprire a derive liberticide, per cui – più che sanzionare la discriminazione – si finirebbe col colpire l’espressione di una legittima opinione, come insegna l’esperienza degli ordinamenti di altre nazioni al cui interno norme simili sono già state introdotte».

Il testo unificato “Zan-Boldrini-Scalfarotto”

Il testo unificato delle proposte di legge A.A.C. 569, 107, 868, 2171, 2255 è stato adottato come testo base dalla Commissione Giustizia della Camera il 14 luglio 2020. Il titolo reca “Misure di prevenzione e contrasto della violenza e della discriminazione per motivi legati al sesso, al genere, all’orientamento sessuale e all’identità di genere. C. 107 (Boldrini e altri), C. 569 (Zan e altri), C. 868 (Scalfarotto e altri), C. 2171 (Perantoni e altri) e C. 2255 (Bartolozzi)“. Il testo prevede l’aggiunta – oltre che dei motivi fondati sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere, come nella proposta Zan – anche dei motivi fondati sul “sesso” e sul “genere” nell’ambito della c.d. Legge Mancino (attualmente, gli articoli 604 bis e ter c.p.).

Questo significa che il progetto mirerebbe a contrastare discriminazioni e violenze basate non solo sull’omofobia, la bifobia, l’eterofobia e sulla transfobia, ma anche sulla misoginia, sulla misandria, sul sessismo.

Contenuto della proposta di testo unificato

L’art. 1 della proposta modifica l’art. 604 bis del Codice penale. Sarebbe punito chi istiga alla discriminazione o commette atti di discriminazione per motivi fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere. Sarebbe punito anche chi istiga, commette o provoca alla violenza per i medesimi motivi. Inoltre, sarebbero vietate le organizzazioni, associazioni, movimenti o gruppi aventi tra i propri scopi l’incitamento alla discriminazione o alla violenza per gli stessi motivi.

L’art. 2 modifica l’art. 604 ter del Codice penale, estendendo la circostanza aggravante rafforzata a tutti i reati commessi per finalità di discriminazione o di odio “fondati sul sesso, sul genere, sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere”, ovvero al fine di agevolare l’attività di organizzazioni, gruppi (ecc.) che hanno tra i loro scopi le medesime finalità.

L’art. 5 della proposta unificata riconosce il giorno 17 maggio quale “Giornata nazionale contro l’omofobia, la lesbofobia, la bifobia e la transfobia”. Prevede che in occasione di questa giornata siano organizzate cerimonie, incontri e altre iniziative, soprattutto nelle scuole di ogni ordine e grado. L’art. 6 dispone che l’UNAR elabori con cadenza triennale una strategia nazionale per la prevenzione e il contrasto delle discriminazioni per motivi legati all’orientamento sessuale e all’identità di genere.

L’art. 7 prevede una serie di misure, tra cui l’istituzione di centri che garantiscano assistenza alle vittime dei nuovi reati. Infine, l’art. 8 affida all’Istat il compito di svolgere, con cadenza almeno triennale, una rilevazione statistica sugli atteggiamenti della popolazione.

Tutele penali già esistenti per le persone omosessuali e transessuali

Le persone LGBT sono tutelate dalla legge penale come tutte le altre persone. Talvolta, si sostiene che l’attuale normativa penale anti discriminatoria non tutelerebbe le persone LGBT. In realtà, gli articoli 604 bis e ter c.p. non tutelano particolari categorie di “persone” ma tutte le persone sulla base di determinate condizioni (razza, etnia, nazionalità, religione). La normativa non include al momento le condizioni di omosessualità o di transessualità ma non include nemmeno quella di eterosessualità.

Il Codice penale punisce gli atti di violenza, contro la libertà, contro il patrimonio, contro la reputazione e contro altri diritti costituzionalmente rilevanti a prescindere dalle tendenze o identità sessuali (che siano di minoranza o di maggioranza). Queste fattispecie di reato sono quindi state applicate anche in casi in cui il colpevole era motivato dall’orientamento sessuale della vittima. Ad esempio, in tema di reati contro l’onore e il decoro, sebbene l’attribuzione della qualifica di “omosessuale” sia stata ritenuta dalla giurisprudenza priva di intrinseca valenza diffamatoria (Cass. pen. sez. V, sent. 50659/2016), altre qualifiche meno “neutre” sono state riconosciute come denigratorie, travalicando il requisito della “continenza” espressiva. È il caso del termine “frocio” (Cass. pen. sez. V, sent. n. 24513/2006).

Molti giuristi e una parte della giurisprudenza ritengono, inoltre, che un reato commesso in ragione dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere della vittima possa essere punito più gravemente già oggi, applicando l’aggravante dei motivi “abietti o futili”, di cui all’art. 61 n. 1 c.p.

Norme di legge anti omofobia nelle Regioni

Esistono diverse leggi contro l’omofobia a livello regionale che mirano a combattere le discriminazioni contro persone LGBT. Tra le Regioni che prevedono, nello statuto o in normative di settore, misure di contrasto alle discriminazioni omofobiche e/o transfobiche, troviamo la Toscana, la Liguria, le Marche, la Sicilia, il Piemonte, l’Umbria e l’Emilia-Romagna.

Toscana

Nella Regione Toscana, la legge regionale del 15 novembre 2004, n. 63 è intitolata “Norme contro le discriminazioni determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere”. Questa legge regionale adotta un’impostazione molto chiara di tutela e di pari dignità di ogni orientamento sessuale e identità di genere. Nel capitolo primo, sui “principi generali”, l’articolo 1 determina la finalità delle disposizioni successive:

  1. La Regione Toscana adotta, in attuazione dell’articolo 3 della Costituzione, politiche finalizzate a consentire a ogni persona la libera espressione e manifestazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere, e promuove il superamento delle situazioni di discriminazione.
  2. […] garantisce il diritto all’autodeterminazione di ogni persona in ordine al proprio orientamento sessuale e alla propria identità di genere.
  3. La Regione Toscana garantisce l’accesso a parità di condizioni agli interventi e ai servizi ricompresi nella potestà legislativa regionale, senza alcuna discriminazione determinata dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere.

La legge si propone di eliminare le discriminazioni in ambito lavorativo, in relazione all’erogazione di servizi pubblici o all’attività commerciale, soprattutto nei confronti dei transessuali e dei transgender.

Umbria

Nella Regione Umbria, la legge regionale n. 3 dell’11 aprile 2017 reca “Norme contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale e dall’identità di genere”. La legge mira a garantire «la dignità ed il diritto all’autodeterminazione di ogni persona in ordine al proprio orientamento sessuale e alla propria identità di genere». All’art. 1, garantisce inoltre «l’accesso a parità di condizioni agli interventi ed ai servizi di competenza regionale senza alcuna discriminazione determinata dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere». Favorisce una “cultura della non discriminazione”.

Gli articoli successivi della legge regionale applicano il principio di non discriminazione negli ambiti del lavoro, dell’istruzione, della formazione, dei servizi socio-assistenziali e socio-sanitari, dell’accesso a servizi pubblici e privati. L’art. 9 promuove «la protezione, l’accoglienza, il sostegno psicologico e il soccorso alle vittime di atti di discriminazione e violenza determinati in ragione dell’orientamento sessuale o dell’identità di genere».

Emilia-Romagna

Nella Regione Emilia-Romagna, la più recente legge regionale 1° agosto 2019, n. 15, “contro le discriminazioni e le violenze determinate dall’orientamento sessuale o dall’identità di genere” è stata approvata dopo una lunghissima discussione (con durata record di trentanove ore).

All’art. 1 dichiara che «La Regione Emilia-Romagna […] promuove e realizza politiche, programmi ed azioni finalizzati a tutelare ogni persona nella propria libertà di espressione e manifestazione del proprio orientamento sessuale e della propria identità di genere, nonché a prevenire e superare le situazioni di discriminazione, dileggio, violenza verbale, psicologica e fisica». L’art. 2 promuove la parità di trattamento e contrasta gli “stereotipi discriminatori”. Questi vengono definiti: «pregiudizi che producono effetti lesivi della dignità, delle libertà e dei diritti inviolabili della persona, limitandone il pieno sviluppo».

La normativa contiene misure relative a diversi ambiti, tra cui l’educazione e lo sport (art. 3), la promozione di eventi culturali (art. 4), l’assistenza sociale e la sanità (art. 5), il sostegno alle vittime di violenza e discriminazione (art. 6).

Infine, l’articolo 12 modifica il comma 2 dell’articolo 13 della legge regionale n. 6 del 2014, aggiungendo un comma 2 bis in cui si esclude il finanziamento di associazioni che «nello svolgimento delle proprie attività realizzano, organizzano o pubblicizzano la surrogazione di maternità».

Ottieni lo studio (ebook) più ampio ed esaustivo sui Reati di Omofobia e Transfobia!