La “legge Scalfarotto” designa in realtà almeno un paio di proposte di legge penale contro l’omotransfobia, presentate originariamente dall’Onorevole Ivan Scalfarotto nel corso della XVII e XVIII legislatura.

L’originaria proposta di legge Scalfarotto nella XVII legislatura

Dall’inizio della XVII legislatura furono presentati, in entrambe le Camere, progetti di legge di contrasto all’omofobia e alla transfobia che portarono all’approvazione, il 19 settembre 2013 alla Camera dei deputati, del famoso disegno di legge c.d. “Scalfarotto”, dal nome del relatore e principale proponente.

Tuttavia, l’originaria proposta di legge Scalfarotto era la proposta A.C. 245 (Scalfarotto e altri), presentata 15 marzo 2013 alla Camera. La proposta di legge recava “Modifiche alla legge 13 ottobre 1975, n. 654, e al decreto legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205, per il contrasto dell’omofobia e della transfobia”. Oltre a intervenire ritoccando la legge del 1975 e successive modificazioni (c.d. legge Mancino), in modo simile alla proposta dell’On. Fiano, la proposta di legge A.C. 245 suscitò interesse anche per l’impianto definitorio, previsto in modo che “la norma penale rispetti i principi di tassatività e determinatezza”.

All’art. 2, la proposta mirava a punire

  • con la reclusione fino a un anno e sei mesi chiunque, in qualsiasi modo, diffonde idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero incita a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima;
  • con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali, religiosi o motivati dall’identità sessuale della vittima.

Definizioni

L’art. 1 definiva i concetti presupposti. In particolare, l’espressione “identità sessuale” veniva definita come «l’insieme, l’interazione o ciascuna delle seguenti componenti: sesso biologico, identità di genere, ruolo di genere e orientamento sessuale».

Questi a loro volta erano definiti come segue:

  • identità di genere: «la percezione che una persona ha di sé come uomo o donna, anche se non corrispondente al proprio sesso biologico»;
  • ruolo di genere: «qualunque manifestazione esteriore di una persona che sia conforme o contrastante con le aspettative sociali connesse all’essere uomo o donna»;
  • orientamento sessuale: «l’attrazione emotiva o sessuale nei confronti di persone dello stesso sesso, di sesso opposto o di entrambi i sessi».

L’art. 4 della proposta disponeva che il Tribunale applicasse obbligatoriamente con la sentenza di condanna la sanzione accessoria del lavoro di pubblica utilità, che poteva essere svolto anche «in favore delle associazioni di tutela delle persone omosessuali, bisessuali, transessuali o transgender».

La proposta di legge approvata alla Camera (ma non al Senato) nella XVII legislatura

Il testo successivamente approvato alla Camera derivava dal testo unificato delle proposte di legge: A.C. 245 (Scalfarotto), A.C. 280 (Fiano) e A.C. 1071 (Brunetta) “Disposizioni in materia di contrasto dell’omofobia e della transfobia”. L’esame in Commissione iniziò il 6 giugno 2013 e si concluse il 2 agosto 2013 con la deliberazione di riferire favorevolmente sul testo unificato . Il testo era stato in realtà completamente riscritto, rispetto a una prima unificazione delle proposte di legge, a causa dell’approvazione da parte della Commissione giustizia di un emendamento totalmente sostitutivo proposto dai relatori.

In paragone alle proposte di legge suddette, il testo unificato appariva diverso sotto più profili: sparirono le definizioni, fornite dall’A.C. 245, relative all’identità sessuale, all’identità di genere, al ruolo di genere e all’orientamento sessuale. Anzi, queste espressioni furono sostituite dai termini “omofobia” e “transfobia”: infatti, il testo unificato propose di aggiungere ai tipi di discriminazione di cui alla legge n. 654/1975 e successive modificazioni, la discriminazione “fondata sull’omofobia o sulla transfobia”.

Inoltre, non furono recepite alcune modificazioni auspicate dalla proposta A.C. 245, come l’introduzione dell’espressione “diffusione di idee” in luogo di “propaganda” e il riferimento all’incitamento invece che all’istigazione. Anche la disposizione sull’attività non retribuita obbligatoria da svolgere presso associazioni LGBT non fu accolta.

Il testo approvato alla Camera dei deputati durante la XVII legislatura fu trasmesso al Senato come A.S. 1052 per essere esaminato dalla relativa Commissione giustizia. Il disegno di legge interveniva sull’art. 3 della legge del 1975 e successive modificazioni, nonché su alcune parti del decreto-legge 26 aprile 1993, n. 122, convertito, con modificazioni, dalla legge 25 giugno 1993, n. 205. Esso però si arenò in Commissione al Senato, senza essere definitivamente approvato.

Proposta di legge Scalfarotto nella XVIII legislatura

Nella XVIII legislatura, il 4 luglio 2018 è stata presentata dall’onorevole Scalfarotto la proposta di legge A.C. 868 (Scalfarotto et al.), “Modifiche agli articoli 604-bis e 604-ter del codice penale, in materia di contrasto dell’omofobia e della transfobia”. Nella presentazione, pur riferendosi direttamente al testo approvato nella legislatura precedente, si dichiara esplicitamente di non aver ripreso la c.d. “clausola di salvaguardia” della libertà di espressione (o “salva vescovi”) che tanto aveva fatto discutere nella XVII legislatura, poiché «risulta oscura e la norma appare, nel complesso, di ambigua interpretazione». Nella sostanza, la proposta A.C. 868 inserisce i motivi “fondati sull’omofobia o sulla transfobia” nel contesto dell’art. 604 bis c.p. e le finalità di discriminazione o di odio “fondato sull’omofobia o transfobia” nell’art. 604 ter.

Questa proposta di legge Scalfarotto è stata unita ad altre, incluse le proposte degli onorevoli Zan e Boldrini, per redigere il testo di legge unificato in discussione in Aula alla Camera dei deputati a partire dal 27 ottobre 2020.

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